A Pescara si festeggia D’Annunzio
Sono partite ieri a Pescara le celebrazioni per i 150 anni dalla nascita di Gabriele D’Annunzio, pescarese illustre che nella città ebbe la sua casa natale, ora adibita a museo. La mostra dedicata al Vate, che proseguirà fino al 29 settembre, si intitola “Quando l’alba si innamora”, ed è dedicata all’infanzia del poeta, mettendone in mostra documenti, cimeli, lettere originali e dipinti. Si tratta di una parte piuttosto inesplorata della biografia dannunziana, che qui trova la sua collocazione migliore.
L’evento, curato dalla sovrintendente Lucia Arbace, racconta i primi anni della vita del Vate, un periodo sul quale vi sono poche testimonianze, tra cui i ricordi trasfigurati poeticamente di D’Annunzio stesso. Terzo di cinque figli, il maschio tanto atteso da Luisa De Benedictis, trascorse l’infanzia tra Pescara e Prato. La mostra raccoglie innanzitutto il corredo e i giocattoli di quando il poeta era solo un neonato, per poi illustrare tramite dipinti gli altri luoghi cari alla famiglia, come Ortona.
La mostra ospita poi una sezione dedicata agli anni scolastici nel Real Collegio Cicognini di Prato, documentata tramite scritti autografi. Quest’ultima è particolarmente interessante proprio perché consente di avere una panoramica sugli esordi creativi di D’Annunzio, vero enfant prodige: la composizione musicale che firmò a soli sette anni, i disegni, le prime liriche fitte di riscritture e ripensamenti. Proprio durante la frequentazione del convitto scrisse le poesie raccolte nella sua prima opera, Primo Vere, pubblicata nel dicembre del 1879. Non manca poi nel percorso della mostra la visita alla stalla in cui vissero i cavalli amati da D’Annunzio bambino, chiamati Aquilino e Silvano.
“Quando l’alba s’innamora” sarà aperta tutti i giorni, con orario 9-14.
Le finte lacrime dell’ex prefetto Iurato
Ci sono azioni commesse da funzionari pubblici che possono anche non avere rilevanza penale, ma per la loro gravità si sarebbe tentati di considerarle come tali, tanto fanno ribollire il sangue nelle vene dei cittadini. L’ex prefetto dell’Aquila Maria Giovanna Iurato si è resa involontariamente protagonista di una situazione del genere, sbugiardata a livello nazionale da un’intercettazione che verrà ricordata a lungo da tutti gli aquilani. In una telefonata al collega Francesco Gratteri Iurato ride “ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e ai bimbi rimasti orfani”. Il luogo delle false lacrime era la Casa dello Studente, che come tutti ricorderanno durante il sisma fu teatro di una tragedia inaudita. La telefonata ebbe luogo circa un anno dopo, quando ancora la città – così come ancora oggi – attraversava momenti di incredibile difficoltà, con un centro completamente in macerie.
Ad intercettare Iurato sono stati i pm di Napoli nell’ambito dell’indagine sugli appalti per la sicurezza, in cui l’ex prefetto è accusata di turbativa d’asta; il gip che le conduce ha persino sottolineato in maniera negativa la personalità degli indagati, “caratterizzata da comportamenti pervicaci e talvolta al limite del cinismo”.
Iurato ha provato a difendersi, dicendo che la sua risata sarebbe stata una reazione emotiva dettata dal nervosismo di quei giorni frenetici. Certo, un’intercettazione decontestualizzata è sempre da prendere con le pinze, ma al di là dello scoppio di riso restano i contenuti. Anche una persona estranea a tutto non avrebbe avuto bisogno di sforzarsi per trovare le lacrime di fronte a quello che successe nel 2009 all’Aquila. Che si debba fingere un pianto per accattivarsi le simpatie dei cittadini o dei media è comunque un’azione semplicemente riprovevole.
Abruzzo Eternit free
È arrivata al suo secondo compleanno la campagna “Abruzzo Eternit Free” che Legambiente ha lanciato in collaborazione con AzzeroCO2 e Regione Abruzzo. L’iniziativa nasce dal protocollo d’intesa finalizzato alla rimozione dell’amianto con tetti fotovoltaici, in modo che sia i privati che gli enti pubblici possano rimuovere l’amianto. Nel corso dei due anni sono stati bonificati quasi 12mila mq di Eternit e la regione ha riaperto il bando per il finanziamento destinato alla rimozione e smaltimento di piccole quantità.In tutto sono stati 51 i moduli di adesione alla campagna per una superficie complessiva di coperture pari a 110.138 mq, di cui in Eternit 61.752 mq. Sono state presentate 11 offerte per la cessione del diritto di superficie sui capannoni per un totale di oltre 6,7 Mwp di impianti fotovoltaici. Soltanto due progetti sono stati realizzati, uno è quello nel distretto industriale COSVIND, in provincia dell’Aquila, di proprietà della Vibrocementi L’Aquila e della Siap srl. In questa maniera è stato possibile sostituire i tetti con impianti fotovoltaici, si parla di ben 12.000 mq di Eternit. Gli altri progetti non sono andati in porto da una parte per i problemi legati alla rete elettrica nazionale, dall’altra per problemi legati al fatto che molti proprietari non hanno accettato la proposta. Parole di soddisfazione sono state quelle dette da Luzio Nelli, della Segreteria di Legambiente Abruzzo che sottolinea come la campagna sia stato un ottimo strumento per promuovere le fonti rinnovabili e insieme rimuovere l’amianto. Una bella iniziativa che l’Abruzzo ha abbracciato e speriamo possa coinvolgere al più presto tutte le Regioni d’Italia. È infatti risaputo che la polvere d’amianto produca grave forme di cancro, ricordiamo su tutte la tragedia a Casale Monferrato.
Pasta abbruzzese
L’Abruzzo vanta di una lunghissima tradizione nella produzione di pasta. La Regione è da sempre luogo d’eccellenza per la pastasciutta. Soprattutto nelle zone di Fara San Martino e alle pendici della Majella la pasta è di casa e protagonista di ricette eccellenti, pensiamo ad esempio alle sagne chietine, alle tagliatelle all’uovo da utilizzare in mirabili zuppe come la famosa “le virtù”, ottima specialità di Teramo, o i maccheroni alla chitarra, pasta simbolo dell’intera Regione.
L’Abruzzo è una delle capitali non solo italiane, ma mondiali della produzione di pasta. A Fara San Martino, un antico borgo situato ai piedi della Majella, sin da tempi remoti si è insediata una fiorente industria specializzata, che grazie ai suoi eccellenti e rinomati prodotti è un’importantissima presenza sul mercato internazionale. Qui le purissime acque appena sgorgate dalla montagna hanno favorito l’insediamento di questa prolifica industria. Sono tanti gli ingredienti che rendono questa pasta così speciale: l’acqua, l’aria, la sapienza della tradizione, le trafile di bronzo, i processi di lavorazione, l’essiccazione lenta e a basse temperature, il controllo e l’altissima qualità delle materie prima, tra cui innanzitutto le semole di grano di primissima scelta.Il tipo di pasta più tipico è il Maccherone alla chitarra, che si ottiene adagiando la sfoglia su un apposito attrezzo tradizionale e passando sopra, con una lieve pressione, il mattarello. L’attrezzo, risalente al XIX secolo, è fatto da un telaio di legno attraversato nel senso della lunghezza da corde metalliche a guisa di chitarra. I maccheroni alla chitarra si abbinano perfettamente al ragù di agnello o ad un sugo a base di funghi o tartufo. Un piatto ottimo si ottiene abbinando la pasta alla chitarra con una buona salsa al pomodoro e basilico.
L’Aquila prima e dopo: la mostra
Una mostra unica viene dedicata alla città de L’Aquila, in programma dal 25 settembre fino all’11 novembre a Roma. Una raccolta speciale di 64 foto del maestro Gianni Berengo Gardin che ritraggono la città abruzzese, prima e dopo il terremoto del 6 aprile del 2009. Il titolo della mostra é “L’Aquila prima e dopo” e sottolinea il lavoro dell’autore su una città che nella differenza tra quello che era e quello che é, raccontando la sua identità ferita.
Il celebre fotografo, ligure di nascita, ha alla spalle una carriera di tutto rispetto, con una moltitudine di volumi celebrativi e importanti mostre al Moma di New York e alla Biblioteque Nationale di Parigi. Roma aveva già ospitato una sua retrospettiva nel 2011 e oggi torna a omaggiare gli scatti del fotografo che ha immortalato L’Aquila. La mostra fotografica è promossa dall’assessorato alle Politiche Culturali in collaborazione con “Contrasto” e One Group, a cura di Alessandra Mauro e Suleima Autore. Prende le mosse da lavori risalenti a sedici anni fa, quando il fotografo aveva immortalato la città nei volti della sua gente e nella sua architettura. A queste foto vengono affiancate in una sorta di doppio le immagini della città dopo il terremoto, in un grido di denuncia che, nella differenza lampante tra il prima e il dopo, trova la sua eco maggiore.
Gianni Berengo Gardin ha infatti fotografato i medesimi luoghi segnati, nella versione presente, dalla desolazione, dal vuoto per le strade, dalla mancanza di vita. E azzarda un paragone il fotografo, quando vede i cani abbandonati che animano le macerie della città e ripensa ai quei randagi che giravano per le strade all’indomani dei bombardamenti a Roma. Le fotografie del maestro non raccontano solo la distruzione, ma l’impegno e la volontà di ricominciare dei cittadini che fanno grande L’Aquila.
La Majella e il Parco Nazionale
La montagna della Majella è per gli abruzzesi legato tradizionalmente al concetto di magia e di maternità. Da alcuni il suo nome viene collegato al culto della dea Maia che quindi potrebbe spiegare l’appellativo di madre che da sempre le viene attribuito. Altri invece associano il suo nome a majo, un antico nome del maggiociondolo.
La montagna ebbe nel corso dei secoli un alto valore religioso sia per i pagani che per i cristiani. Questi ultimi eressero diverse abbazie ed eremi, tra cui S. Spirito e S. Liberatore a Majella.
La Majella è posto al centro dell’omonimo Parco Nazionale della Majella, istituito nel 1991. Il Parco Nazionale si estende per circa 75.000 ettari su un terreno prevalentemente montagnoso nelle province di Pescara, l’Aquila e Chieti interessando in tutto 39 Comuni. Il Parco Nazionale della Majella sembra unire anche gli altri due Parchi Nazionali abruzzesi, il Parco Nazionale del Gran Sasso-Laga a nord e il Parco Nazionale d’Abruzzo a sud. Così si viene a creare quasi un unico territorio protetto all’interno dell’Abruzzo. I versanti del Parco Nazionale della Majella sono solcati da lunghissimi valloni, come ad esempio il vallone dell’Orfento.
Sia il Parco Nazionale che la montagna in sé sono meravigliose mete turistiche. La Majella ospita in tutto tre stazioni sciistiche su differenti versanti, di cui la più nota è la stazione di Passolanciano-Maielletta. Molto adatta anche per le escursioni, infatti il massiccio della Majella è percorso da sentieri escursionistici e percorsi alpinistici.
Le provincie di Teramo e Pescara
La spending review sta interessando moltissime Provincie italiane e il dibattito si accende sempre di più. Dure le parole dell’assessore Carlo Masci, delegato regionale per gli enti locali che si esprime a proposito della cancellazione prevista di Pescara e Teramo e parla di un’operazione condotta usando l’accetta, che si discosta dalle intenzioni iniziali di ridisegnare il territorio italiano e si esaurisce in una mera operazione numerica. Il decreto Monti infatti prevede che il territorio si esprima attraverso i consigli delle autonomie locali, ma questo organismo si insedierà nella regione solo a partire da settembre.
Il decreto Monti in Abruzzo salva le province di Chieti e l’Aquila; Chieti perché ha una popolazione complessiva di almeno 350mila abitanti e un’estensione non inferiore ai 2500 chilometri quadrati, L’Aquila perché capoluogo di Regione. Cadono Pescara e Teramo e le deleghe verranno trasferite ai Comuni, per quanto riguarda la viabilità, l’edilizia, la scuola e l’ambiente. Non sembrano essere molto entusiasti neanche i sindaci delle Provincie rimaste, come Enrico di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti che sottolinea come necessario sia un intervento mirato per la riorganizzazione del trasferimento degli uffici dello Stato sul territorio; le nuove deleghe che ricadranno sui sindaci non saranno da poco.
Una soluzione alternativa potrebbe essere accorpare Pescara a Chieti e Teramo a L’Aquila, opzione caldeggiata anche da Guerino Testa, presidente della Provincia di Pescara, un territorio molto importante per l’economia abruzzese, dato che rappresenta da solo il 65% del pil della Regione. Testa esprime la volontà di incontrare il presidente della Regione per considerare insieme se una possibile fusione sia possibile o meno, una sfida che è ancora solo agli inizi e che rappresenta il malumore di tante Provincie italiane, interessate dal decreto Monti.
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